Perelli e Pdl al capolinea
Lunedì prossimo cadrà la tela sulle elezioni municipali. Il risultato è ormai scontatissimo: Petrangeli (Sinistra e Libertà) sarà il nuovo sindaco di Rieti e Perelli - che voleva fare il sindaco a tutti i costi - conterà come il due di coppe quando briscola è denari.
Dopo 19 anni di centrodestra non arriva una sconfitta ma una disfatta; a Perelli non resta e non può restare nemmeno l'onore delle armi perché il risultato ottenuto non profuma di eroismo ma solo di presunzione, di arroganza politica, di scarsa attenzione verso la gente che alla fine si è stufata di essere presa per il culo.
Anche la candidatura, nella lista Perelli, della convivente del comandante della Municipale, ha fatto pensare a collusioni che la gente, gli elettori, i cittadini, non hanno voluto accettare in un momento in cui si fronteggiano politica e antipolitica.
Alle persone stufe di un sindaco sordo come Giuseppe Emili, Perelli è andato a dire: "Io sono la continuità". Masochista. Solo dopo il primo turno ha capito in parte la lezione e ha dichiarato: "Ci vuole discontinuità con il passato". Si è svegliato un po' troppo tardi, ha chiuso la stalla quando i buoi erano già scappati, e in più cadendo nel ridicolo perché ha dimenticato di essere lui stesso espressione di un passato che il popolo sovrano stava bocciando.
Non solo, ma Perelli (ma chi sono i suoi "consigliori"?) ha pure dichiarato, qualche giorno dopo il primo turno, di voler riunire nel rinnovamento centro e centrodestra. Bravo! E la destra? Si vergogna forse delle sue origini? Si vergogna di quella destra che i suoi "protettori" non hanno voluto alleata? E allora ben gli sta se poi la Destra di Storace e quella di Costini lo hanno mollato al suo destino. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
E deve piangere tanto l'intero Pdl, ridotto ai minimi termini grazie alla guida illuminata di Rosi e Cico. Fra quanti anni pensano di poter riprendere in mano il Comune di Rieti? Fra cinque, dieci, venti? E da quali basi intendono partire? Noi del blog ne proponiamo almeno una: il loro esilio perpetuo dalla politica reatina.
Solo se si faranno da parte, lasciando il posto a un buon tessitore che non nutra rancori invidie e gelosie verso nessuno, potrà essere riavviato un dialogo con gli elettori, quel dialogo che il "fu" Giuseppe Emili e i suoi accoliti (Perelli, Tittoni, Saletti e compagnia) hanno sempre rifiutato.
ps: una volta qui sul blog domandammo: "Ma vuoi vedere che Giuseppe Emili si comporta così perché vuole che vinca la sinistra?". Visto il risultato, non fu una domanda cretina.
Felice Mazzoccola