Cadono le foglie, sono stanchi (i netturbini)
"Cadono le foglie, sono stanche...". Così diceva il Poeta mandato a memoria quando eravamo bambini. La bella poesia, però, adesso va modificata: cadono le foglie, sono stanchi i netturbini...
Sì, perché non se ne vede uno intento nella benemerita attività di ammucchiare quelle foglie finora cadute, di raccoglierle almeno lì dove esse sono in eccesso e rappresentano un ricettacolo di immondizia varia, e un vero ostacolo alla circolazione dei pedoni se non un pericolo.
Di questo problema, che puntualmente da alcuni anni (diciamolo chiaro: da quando all'Asm ci sono i privati) si presenta e angustia noi che preferiamo andare a piedi, ci siamo interessati pure l'anno passato. Qualcuno dal Comune ci disse: non succederà più. E infatti... ci risiamo di nuovo.
Chissà cosa si aspetta: che qualche anziano scivoli sulle foglie bagnate e in decomposizione e si rompa l'osso del collo? che il fogliame aumenti così copre ben bene i tombini e le cecole e quando piove si allaga tutto come successo l'anno scorso? Boh, noi non lo sappiamo. Sappiamo solo che sindaco, assessori, consiglieri comunali, amministratori dell'Asm dal presidente Gerbino all'ad Otello Rimaldi, nessuno di essi va a piedi come noi comuni mortali e quindi non sa cosa significa passare su un manto di foglie cadute su asfalto o pavimentazioni viscide. Perché se lo sapessero provvederebbero.
Noi glielo abbiamo detto appertamente a questi del Comune. Ma a Palazzo di città sono tutti infortunati, tutti con le mani fasciate. Nessuno ha un dito libero per comporre il 256 432 o il 256 450 e dire a chi risponde: "Ma che cazzo fate tutto il giorno?".
Iole Faccio e Leyla Nusa