Ottorino Pasquetti e il culto della personalità
Culto della personalità: una volta era la pratica seguita da quanti volevano farsi belli davanti a un grande capo politico o da chi vedeva in quel capo un essere quasi soprannaturale. Se clicchiamo sul termine in Wikipedia leggiamo che con quella locuzione viene indicata una specie di idolatria sociale che generalmente si configura nell'assoluta devozione a un leader attraverso l'esaltazione del suo pensiero e delle sue capacità, fino ad attribuirgli doti di infallibilità. Insomma, un Dio. O poco ci manca.
Di questi culti la storia ce ne ha tramandati tanti: da quello piuttosto blando e ingenuo che riguardò il Duce (che aveva sempre ragione, come diceva Starace), a quello perverso di hitleriana e titina memoria, fino a quello tragico di Stalin.
A Rieti eccone ora un altro che il nostrano Starace Ottorino Pasquetti sta mettedo su a favore di Simone Petrangeli che, a mio parere, non ne avrebbe per niente bisogno. Il mio parere, però, è di centro-destra, mentre quello di Pasquetti è di centro-sinistra.
Ma che dice Pasquetti per alimentare questo culto della personalità del buon Simone? Leggete quello che ha pubblicato su un giornale on line: Petrangeli è "un coraggioso, saldo, capace, prudente, sapiente giovane in grado di decidere in piena autonomia, senza condizionamenti di sorta alcuno, un piccolo Monti insomma".
Caspita, e scusate se è poco.
Pensavo che i tempi del cavalier Banana (o Patonza che dir si voglia) fossero ormai finiti, che gli Emilio Fede o i Bondi si fossero messi da parte. Invece eccone uno di casa nostra: Ottorino Starace, pardon Pasquetti, che nella sua foga osannante, venerante, adorante rischia pure di far del male a Petrangeli che, ripeto, non ha bisogno di tanti lacchè.
Già, perché paragonare il nuovo sindaco a Monti, il professor "succhiasoldi d'Italia", l'uomo che ormai comincia ad essere inviso e sfanculato anche a sinistra (tranne che da Bersani e da Enrico Letta), non è che sia proprio un gran complimento. Mi sa pure che dovrebbe portare sfiga. Simo', grattati!
Umberto Race