Fabbro, tornatene a casa!
E' così, come vedete nella foto (un piccolissimo tratto di via Varrone), che l'assessore alla conservazione del patrimonio conserva il nostro (dico: nostro) patrimonio. La pazienza oramai è arrivata ai limiti della sopportazione sia per la scipitaggine con la quale viene condotto un assessorato che poco tramanda al futuro, sia per la supponenza dell'assessore stesso, Daniele Fabbro, capace tanto di parlare, parlare, parlare, parlare...
E i fatti? Dove sono i fatti? Sono forse nei 100.000 (centomila) euro promessi dal sindaco per restaurare via Terenzio Varrone? E che ci fai con 100.000 euro? Sono solo bruscolini, e diventeranno sempre più bruscolini a mano a mano che i giorni passano e che i danni aumentano.
Se quella strada, ripavimentata durante il primo mandato di Antonio Cicchetti, fosse stata non dico chiusa al traffico ma solo attraversata da un più modesto traffico dei residenti e delle persone dirette al parcheggio sotterraneo, adesso non saremmo al colabrodo, adesso non dovremmo spendere tutti quei soldi, adesso avremmo una strada più vivibile e adatta a un centro storico che si rispetti.
Fabbro deve andare a casa. Deve lasciare l'incarico e pensare solo a danneggiare, se ne ha voglia, le cose di sua esclusiva proprietà, e non quelle che sono nostro (ripeto: nostro) patrimonio.
E ser non se ne va, dev'essere il sindaco Emili a dargli lo sciacquo. Se anche il primo cittadino continua a fidarsi del giovincello senza dargli il benservito, allora anche lui è complice e a noi non resta altro che gridare a gran voce: "Aridatece Cicchetti!".
Ma non c'è due senza tre: dove lo mettiamo infatti Aragona olè? Il comandante della Municipale ci passa qualche volta per via Varrone? E per via S. Agnese? S'è mai accorto di quello che sta succedendo, o dorme in piedi? Non ha visto come via S. Agnese è ridotta fra la chiesa di S. Scolastica e via Pennina?
Sapete cosa viene in mente a proposito di Fabbro, Emili e Aragona? Avete indovinato: la storia delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. Sciò, andatevene a casa!
Emma Cheroni Scotti